Nove bar italiani nella prima classifica di Europe’s 50 Best Bars rappresentano un risultato importante. La domanda che mi pongo è: come possiamo trasformare queste eccellenze in un valore aggiunto per l’esperienza di chi visita l’Italia? Ma soprattutto, a ottobre Milano ospiterà The World’s 50 Best Bars, come valorizzare questa occasione di importante visibilità internazionale?
In primis, complimenti ai protagonisti di questo risultato: Moebius Milano (#6 – Miglior bar in Italia); Camparino in Galleria (#18); Locale Firenze (#21); 1930 Milano (#22); L’Antiquario Napoli (#28); Gucci Giardino 25 Firenze (#29); Freni e Frizioni Roma (#31); Drink Kong Roma (#32) e Rita Milano (#49).
Questi locali contribuiscono a rendere l’Italia ancora più interessante agli occhi di un pubblico internazionale, arricchendo l’offerta di esperienze di qualità che un viaggiatore può vivere durante il proprio soggiorno.
L’evento a Milano sarà molto più di una cerimonia di premiazione: sarà un’occasione per riflettere su come valorizzare il ruolo della mixology all’interno dell’offerta enogastronomica italiana e sul contributo che può dare all’immagine internazionale del nostro Paese. Ma sarà anche un’occasione per riflettere sul dialogo tra il mondo del vino e quello dei bar.
Sono rimasta stupita della presenza solo del vermouth tra gli sponsor dell’evento appartenenti al mondo vino. È così residuo oggi il ruolo del vino nei bar più importanti al mondo? Come valorizzare e promuovere il vino nel mondo bar? Come raccontare territori, tradizioni e filiere attraverso nuove esperienze capaci di unire creatività, cultura e ospitalità?
Questo evento è un’opportunità da sfruttare per ritrovare un posizionamento del vino italiano in questo contesto.


