Enogastronomia e turismo: prospettive e rischi

L’enogastronomia e l’attrazione che il cibo esercita sui flussi turistici rappresenta forse l’ultimo anello della catena dell’offerta dei nostri territori i quali stanno consumando in rapida progressione storia, tradizioni, identità e sè stessi sacrificati in nome di uno sviluppo avulso da una visione d’insieme cui ci rimandano tutte queste peculiarità.
Se, come sembra e si rischia, anche un patrimonio enogastronomico di valore come il nostro viene immolato sull’altare del business allora per queste terre e per queste genti il futuro è già scritto ed è un futuro nero!
Non si tratta di essere pessimisti, ma di guardare con obiettività ai problemi.
L’offerta enogastronomica si sta omologando a un mercato turistico fatto di migliaia di presenze che neanche il tempo di sedersi a un ristorante forse ce l’hanno. Ma consumano e l’offerta va sempre di più nella direzione di soddisfare questa esigenza a discapito di identità e qualità, tanto il turista, soprattutto straniero, non distingue perchè non conosce e quindi si adegua ed è pure contento di quello che mangia e del piatto made in Italy o made in Naples o in Sorrento.
Sono i numeri, i grandi numeri la minaccia concreta a questo patrimonio fatto di eccellenti frutti della nostra terra e di abilità professionali consacrate e apprezzate universalmente, ma sempre meno disponibili e accessibili.
Ecco allora che quest’ultimo anello della filiera turistica dobbiamo in tutti i modi preservarlo da quella contaminazione che rischia di svilirlo in una mistificazione che ne stravolge la natura e il valore.
Di fronte abbiamo due strade: perseverare su quella del business fine a sè stesso fino ad esaurimento oppure intraprendere un percorso di sostenibilità che preservi, insieme al patrimonio enogastronomico, tutto quello che c’è a monte di esso.

Vincenzo Califano

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